Fallout 3, il tanto atteso GDR, fa il suo esordio dopo il clamoroso passaggio di testimone fra Bethesda Softworks e Black Isle Studios e ben quattro anni di sviluppo. Da molti atteso come l’evento dell’anno, il titolo ha sprigionato sui nostri monitor tutta la sua magnificenza, regalandoci un’esperienza tanto completa da valicare di gran lunga i contorni del solo universo video-ludico.
Il 30 ottobre 2008 è dunque da ricordare come un altro appuntamento con la storia. Un’altra data che occorrerà immortalare nell’annuario dei capolavori senza tempo: quei titoli in grado di trascinare il concetto di videogame verso nuovi, sconvolgenti orizzonti. Per quanto possa sembrare eccessivo o magari prematuro, l’avvento di Fallout 3 non può davvero essere salutato in altro modo.
Fondendo in un’unica, epocale opera interattiva tutto il meglio della letteratura Sci-Fiction anni ‘50 e le più fascinose connotazioni stilistiche legate all’iconografia steampunk, Fallout 3 rielabora il mito dell’incubo atomico con agghiacciante lucidità. Ne filtra i molteplici aspetti attraverso la minuziosa ricostruzione di un mondo tanto familiare quanto irriconoscibile. E lo celebra solennemente, dipingendo a colori ultra-saturi una distorta realtà fantapolitica in cui la parola guerra è sinonimo di vita e il concetto di sopravvivenza si è ormai sostituito a quello di libera esistenza.
Va da sé che concedere anche solo il beneficio di un test all’ultimo nato in casa Bethesda Softworks equivalga a intraprendere un viaggio senza ritorno verso un meraviglioso abisso di morte in cui perdersi (spesso letteralmente) per giorni. E credeteci quando affermiamo che, molto presto, dimenticherete di essere seduti sul comodo divano del vostro salotto.
Che si tratti di semplice curiosità, ardente interesse per una trama portante intessuta davvero ad arte, o per il sincero affetto che imparerete a nutrire anche per il solo segugio che vi accompagnerà lungo l’avventura, Fallout 3 non vi abbandonerà nemmeno quando vi allontanerete dalla console o quando sarete arrivati all’inesorabile fine del gioco.
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