19/06/2009
L'esperienza di gioco offerta da ArmA II è strettamente correlata alla tecnologia che si cela sotto il luccicante involucro da videogioco. Il motore di gioco, Real Virtuality, è giunto ormai alla terza generazione e offre una raffinata Intelligenza Artificiale non vincolata a script di nessun genere o a percorsi obbligati. In altre parole: ArmA II è sempre diverso in base alle sollecitazioni che il giocatore imprime al sistema.
Le unità nemiche, così come i membri del proprio team, reagiscono in tempo reale alle situazioni e sono in grado di sfruttare l'ambiente circostante a proprio vantaggio. Inoltre il motore di gioco simula minuziosamente la balistica relativa alle armi, la resistenza offerta dalle superfici in base al materiale e perfino le condizioni climatiche posso influenzare uno scontro a fuoco!
In un contesto di simulazione pura è facile comprendere quanto una partita possa essere complessa rispetto a una sessione di gioco a un Call of Duty qualsiasi... Basta soffermarsi per un attimo sulla facilità con cui si può prendere la mira in altri titoli e confrontarla con la complessità delle situazioni offerte da ArmA II, in cui una cattiva postura, la stanchezza o perfino una vegetazione avversa possono trasformare uno scontro a fuoco in un vero incubo. Una complessità non per tutti, che, però, regalerà grandi soddisfazioni a chi avrà la giusta perseveranza.
La vasta e dettagliata ambientazione di gioco è un grande pregio di questo titolo. La libertà di movimento è ai massimi storici, tanto che gli spostamenti stessi assumono la stessa valenza degli scontri a fuoco. Volendo essere pignoli, ArmA II offre il massimo per quanto riguarda la pura esperienza di fanteria, mentre per coloro che sono a caccia di emozioni su veicoli, c'è meno di cui gioire.
L'I.A. dei piloti non è brillante e non è raro che un elicottero, in mano a un personaggio gestito dalla CPU, vada a colpire la cima di qualche albero o pilone dell'elettricità. Frustrante... Così come non è eccelsa la riproduzione a livello poligonale di veicoli corazzati, privi oltretutto di interni adeguatamente modellati. La perfezione non è di questo mondo, ma era auspicabile un passo in avanti, rispetto al primo ArmA, che oggettivamente non è stato compiuto.
Nei confronti del predecessore, la vera, grande novità riguarda la caratterizzazione del personaggio principale; non più un emerito nessuno, ma un membro di una squadra d'elite finalmente meritevole del proprio nome in codice: Cooper. L'immedesimazione ne giova, così come il senso di appartenenza a un gruppo affiatato di specialisti nell'arte della guerra.
Altra miglioria apportata in questo secondo capitolo è la presenza di un sistema di pronto soccorso. L'intervento tempestivo di un compagno di squadra vi toglierà spesso dai guai, obbligandovi a rendere il favore in caso di situazioni di pericolo che vedano i vostri commilitoni a rischio.
Continua >