Tutto quanto sia legato al marchio Halo non può mai essere di secondaria importanza. Non è dunque un caso che Halo 3: ODST, originariamente pensato come espansione della terza iterazione dell'FPS di Bungie e Microsoft Game Studios, sia poi diventato un gioco completo e per giunta capace di ricalcare Halo 3 in quanto a qualità e spessore, sebbene alcune differenze originali nella trama, nello stile e nel gameplay.
Nell'analizzare Halo 3: ODST bisogna dunque avere consapevolezza che non si tratta di un seguito in piena regola (non è Halo 4), bensì di qualcosa di nuovo e assolutamente interessante. L'originalità della trama è da subito evidente nelle premesse: una recluta delle Truppe d'Assalto Orbitali (ODST) - di cui non viene specificato mai il nome - è in missione su una nave Covenant nell'orbita di New Mombasa, insieme ai compagni. Un'improvvisa esplosione fa precipitare la situazione e la recluta si ritrova sbalzata fuori dalla nave, finendo sulla superficie di New Mombasa. Disperso e lontano dagli alleati, ha una duplice missione: ricongiungersi alla sua squadra e fronteggiare la minaccia aliena.
Diciamo subito che una delle cose che ci ha maggiormente colpito in Halo 3: ODST è l'utilizzo dei flashback, che intervengono durante il gioco, in concomitanza col ritrovamento di artefatti legati in qualche maniera ai vari protagonisti. Il loro impiego favorisce, infatti, una migliore comprensione degli eventi narrati, a tutto vantaggio di una profondità senza precedenti nella storia di Halo.
Grazie a questa scelta di sceneggiatura, la storia di Halo 3: ODST è narrata da più punti di vista, prendendo in considerazione le diverse esperienze dei personaggi coinvolti.

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