08/01/2010
Chiunque abbia mai giocato anche a uno solo dei quattro episodi di Devil May Cry dovrebbe già avere un'idea ben precisa di cosa aspettarsi da Bayonetta, almeno in termini concettuali. Stiamo parlando, in pratica, di un titolo fortemente improntato all'azione pura che, stimolando costantemente i riflessi dei giocatori, non esita a gettare su di loro avversari a frotte, favorendo un approccio di gioco persino isterico.
Tanto per capirci, entrare in partita significa calarsi anima e corpo all'interno di una vera e propria baraonda infernale, alla quale sarà possibile sopravvivere solo facendo un uso spregiudicato delle combo e di ogni altra risorsa in forza alla protagonista.
Per fortuna, Bayonetta sa il fatto suo e non è un'esagerazione affermare che il suo arsenale è pari al suo sex appeal. Che si tratti di armi da fuoco, spade, pugnali, staffe e incantesimi, potrà fare appello a una serie di soluzioni offensive praticamente sconfinata che, manco a dirlo, potrà essere ampliata esponenzialmente tramite l'acquisizione di power-up e affini.
Un'impostazione di gioco votata così tanto al ritmo e all'uso di adrenalina comporta, ovviamente, il supporto di un valido sistema di gioco, e bisogna ammettere che nessun game designer sa meglio di Hideki Kamiya come si gestisca una problematica del genere... Come prevedibile, il guru ha infatti optato per un'interfaccia molto dinamica e immediata, la cui natura si presta piuttosto bene al button mashing. Piuttosto che limitarsi a pestare come dannati i polpastrelli sul pad, però, i giocatori devono comunque abbinare le proprie abilità manuali a un minimo di criterio. In altre parole, se avete intenzione di smanacciare a destra e manca, sappiate che non andrete troppo lontano: prima di esaltare la forza bruta, il gameplay di Bayonetta esige difatti una gestione piuttosto oculata del proprio potenziale bellico come pure una spiccata tendenza alla mobilità.
Se è vero che il sistema di controllo sa sempre mettervi nella posizione di affrontare a testa alta ogni sfida, è altrettanto innegabile che, per portare a termine il gioco, anche i giocatori più coriacei avranno il loro bel daffare. Kamiya-San dopotutto ha mantenuto le promesse fatte in sede di anteprima: il suo è un gioco di quelli veramente tosti, e affrontare uno qualsiasi dei livelli vuol dire superare una prova di resistenza tale da scoraggiare molti dei giocatori odierni, ormai "rammolliti" dal blando grado di sfida proposto dalla maggior parte dei titoli in circolazione...
La presenza di un coefficiente di difficoltà così elevato influisce, inoltre, in modo sensibile, sulla longevità: se a un grado di sfida normale Bayonetta rischierebbe di risultare dannatamente breve, a queste condizioni, l'esperienza proposta può dilatarsi significativamente.
In tal senso, va tra l'altro considerato anche un discreto fattore di rigiocabilità, garantito dalla presenza di numerosi extra, quali costumi supplementari, ad esempio, e dalla solita ricerca di elementi collezionabili quali le Aureole. Per questo, una volta terminato il gioco, sarà possibile rigiocare i vari capitoli indipendentemente dalla timeline originale, dando così modo di esplorare gli anfratti meno evidenti dei vari stage del gioco.
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